L’amore è ad oggi l’arma più potente che si conosca. Come per il volto di Cristo scolpito da Fra’ Innocenzo da Palermo nel 1630 (a seconda del grado di angolazione dal quale lo si guarda, Cristo in croce ha un’espressione diversa ndr) ognuno di noi ha chiavi di lettura differenti per vivere la propria vita. Essendo tante le esperienze che oggi emergono dalla società sempre più presa dalla frenesia con relativi sensi di colpa per non aver dato abbastanza, si racchiudono in una testimonianza complessiva le tante esperienze di vita che hanno portato a migliorare il proprio operato in mezzo agli altri e al centro del proprio cuore.

“Sono cresciuta in un paese dove ho avuto tutto. Ma c’era, puntualmente, sempre qualcosa che mi mancava. O meglio, che non mi andava bene. Trovavo difetti, volevo il contrario di ciò che avevo. Detta con un proverbio, l’erba del vicino era sempre più verde. Successe poi un fatto, eclatante, che mi mise di fronte alla realtà dei fatti. In uno di quei pomeriggi in cui il sole neanche lo vedevo, tanto ero accecata da ciò che non avevo, presi una decisione fulminea che sorprese anche me stessa. Infilai una tuta, la più discreta che avevo, e indossai un paio di scarpe sportive. Non avevo meta né idea di dove poter andare, ma avevo voglia di correre. Forte, così veloce da dover sentire il vento in faccia. I miei passi mi portarono in una campagna neanche tanto lontana da casa mia. Mi fermai, avevo il fango che mi stava inumidendo i calzini. Guardai in lontananza, ma non troppo, e vidi una casupola che credevo abbandonata. Tante volte l’avevo vista dalla strada passando in auto, ma mai l’avevo osservata; era diventata per me parte integrante del paesaggio: un paesaggio che però non si meritava tanta bruttezza e trascuratezza per colpa di quella casa lì. Sentii delle voci: bambini che urlavano e si inseguivano e una donna che li chiamava per la merenda. In quel momento vidi, davanti ai miei occhi, mia madre che mi rincorreva per casa quando non le ubbidivo, ogniqualvolta impuntavo i piedi per non darle ascolto. Mi prese un tale magone allo stomaco che in un attimo mi passò davanti la mia vita tutta d’un fiato e una domanda mi si palesò davanti: se ora il tuo cuore cessasse di battere, il respiro di inalare tale bellezza e i tuoi occhi di osservare il mondo, te ne andresti felice?

La risposta fu negativa. Un no secco, deciso, senza esitazione alcuna.

C’era qualcosa che mi mancava, ma non di materiale e neanche affettivo. Avevo una casa bellissima, tanti oggetti di valore, un lavoro soddisfacente e ben remunerato, ero una figlia amata. Avevo tutto, ma capii che chi non avevo realmente era me stessa. Mi mancava l’attenzione verso chi mi amava, verso il prossimo, verso ciò che mi ero meritata dalla vita con il sudore. Avevo capito che stavo sottovalutando la profondità della vita. Ero, inconsapevolmente, una straniera. Appartenevo a qualcosa di estraneo a me che era, allo stesso tempo, parte di me.

Decisi così di cambiare alcuni aspetti della mia vita.

Il giorno seguente mi alzai di buon’ora, anche se non ero solita farlo, e andai a cercare chi si occupava dell’inclusione sociale di quelle persone che erano giunte nella mia città per scappare dalla propria, talvolta anche con mezzi di fortuna, senza affetti né una lingua con cui comunicare. Mi armai di pazienza (ce ne volle molta!) e iniziai a fare un piccolo studio sui paesi di provenienza di quelle persone, sulle difficoltà che c’erano e sui motivi che, a mio avviso, potevano esser stati la leva per andare via. Presi delle lezioni private di ogni lingua per conoscere l’abc di ognuna al fine di potermi porre in un modo conviviale. Nel frattempo, anche loro avevano imparato qualcosina della mia lingua. Iniziai così a dialogare con loro e a capire tante cose, tra cui vissuti, motivazioni, inclinazioni, ambizioni, paure. Volevo far percepire l’importanza della vicinanza, dello scambio di opinioni, degli abbracci. Volevo avvicinare e non allontanare. Volevo far capire che, in qualunque parte del mondo e con qualsiasi persona al fianco, bastano l’amore, il rispetto, la voglia di andare incontro all’altro: è questa la ricetta per non far scappare nessuno da noi e per non scappare noi dagli altri. Avevo un obiettivo ben chiaro da perseguire: creare armonia tra le persone, dare e insegnare a dare amore.

Volevo iniziare da chi ricomincia da capo, da chi non ha niente da perdere ma tutto da guadagnare.

Volevo ribaltare la frittata: correre io incontro a mia madre per riprendermi la marmellata che con tanta fatica ero riuscita a rubare di nascosto. Forse, ho sempre rincorso la felicità nelle piccole cose. Oggi, insegno a cercarla, la felicità, e a donare un po’ del proprio sole, sempre, ovunque e comunque. In fin dei conti, a pensarci bene, con “più soli” in circolo …ne giova anche il mio prato!”

Agnese Testadiferro

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