Si è svolta sabato 1 Dicembre l’inaugurazione della nuova sede operativa di Civitanova Marche del Patronato Acli e del Caf Acli che ospita anche la sede regionale del Patronato Acli delle Marche.



Hanno fatto gli onori di casa Giuseppe Paniccià (Presidente provinciale del Patronato Acli di Macerata) e Roberta Scoppa (Presidente provinciale della Acli di Macerata) che hanno ribadito che la nuova sede era una concreta esigenza.

L’arcivescovo di Fermo S.E. Mons Rocco Pennacchio, che insieme al Vice-Parroco della Parrocchia di Cristo Re ha benedetto la nuova sede, ha sottolineato come “i valori cristiani a cui si ispirano le Acli devono essere ispirazione e linea guida dell’opera di chi lavora con e per le Acli trattando le persone con la stessa sensibilità con cui le avrebbe trattate Gesù.

L’accoglienza, il rispetto e la competenza devono essere i principi cardine che fanno di questo posto un luogo aperto che lo distingue dagli altri”.

Presente per il taglio del nastro anche il sindaco di Civitanova Marche, Fabrizio Ciarapica, che esprime il suo gradimento per i servizi che vengono svolti ed ha ringraziato per “aver rivitalizzato una parte importante di corso Umberto I dando così un contributo concreto anche all’aspetto della sicurezza”.

Ha partecipato anche il presidente nazionale del Patronato Acli, Emiliano Manfredonia, che ha ringraziato i dirigenti locali e gli operatori che spesso vanno oltre quelli che sono i propri compiti cercando di essere sempre al servizio dei cittadini facendoli sentire tutelati perché sono venuti alle Acli.

E’ intervenuto anche il presidente regionale delle Acli marchigiane, Maurizio Tomassini, che ha sottolineato come la relazione fra il privato sociale-terzo settore ed enti locali deve costruire reti dinamiche e sociali a favore dei cittadini.

Dopo l’inaugurazione oltre 100 persone hanno visitato i locali che accoglieranno vecchi e nuovi clienti di Patronato e Caf delle Acli di Macerata imparando a conoscere anche più a fondo gli operatori ed i dirigenti delle Acli che si sono intrattenuti con essi a condividere idee e pensieri.

L’inaugurazione ha avuto la cornice colorata delle opere dei bambini che frequentano la ‘Ludoteca di Giada’, associazione di Civitanova Marche affiliata alle Acli.

Intanto il centro studi delle Acli marchigiane ha precisato che negli ultimi 30 anni si è indebolito il patto fra le generazioni sul quale si regge una società e a pagarne il conto saranno soprattutto i giovani per tre motivi:

“Il primo: il crescente ricorso al debito pubblico per sostenere le debolezze dell’economia italiana, iniziato trent’anni fa, ha portato il debito pubblico dal 60% al 120% del Pil del nostro Paese.

acliE’ un macigno pesantissimo che ci costringe a pagare decine e decine di miliardi all’anno di interessi, impedendoci di fare gli investimenti necessari all’ammodernamento del nostro Paese, ma soprattutto è un peso che, se non verrà ridotto, dovrà essere pagato dalle generazioni future.

Il secondo fattore va individuato nel sistema previdenziale: le riforme effettuate negli ultimi anni hanno reso il nostro sistema previdenziale svantaggioso per i giovani lavoratori.

Allungandosi l’età della vita, per far quadrare i conti è stata alzata l’età del pensionamento, ma soprattutto, con il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, sono state ridotte le pensioni future. I giovani lavoratori precari di oggi, se non si interviene, avranno pensioni da fame.

Il terzo fattore che ha indebolito il patto intergenerazionale è non solo il lavoro che manca, ma anche il lavoro intermittente e sottopagato che viene offerto ai giovani oggi. Da una parte la diminuzione del numero degli occupati non garantisce la tenuta dei conti previdenziali; dall’altra il lavoro precario e i bassi salari non permettono ai giovani di avere un lavoro ‘decente’, di farsi una famiglia e di guardare al futuro con serenità”.

Per uscire da questo impasse le Acli propongono un nuovo patto tra le generazioni: “In questa situazione è indispensabile operare per un nuovo patto fra le generazioni, fra giovani e anziani ovviamente, ma cominciando dai bambini che oggi sono uno dei soggetti più fragili nella nostra società.

Gli anziani, non solo come nonni ma come soggetti attivi di questa società, dimostrano quotidianamente di avere attenzione e cura per i bambini. Devono continuare a farlo anche al di fuori del proprio ambito familiare, operando per rafforzare i rapporti comunitari.

Essere comunità significa condividere valori, idee, interessi e soprattutto significa affrontare i problemi insieme, in modo solidale. Nel nostro Paese sta crescendo invece una società piena di rancore, vendicativa, spesso anche violenta.

Dobbiamo contrastare questa tendenza e ricostruire una comunità più solidale e più attenta ai deboli. E dobbiamo rafforzare e migliorare i rapporti fra giovani e anziani.



Il nuovo patto fra le generazioni deve rifondarsi su quattro concetti fondamentali (le quattro R): Responsabilità, Riconoscimento, Rispetto, Reciprocità. Sono quattro concetti sui quali si può incominciare a lavorare nei Circoli, dando vita a progetti, iniziative ed esperienze concrete”.

Simone Baroncia

Foto: Ciro Lazzarini

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