Durante la mostra ‘L’importante è che la morte ci trovi vivi’ sull’umorista Marcello Marchesi, al TOC Festival, la presenza del Circolo Colsalvatico è stata un occasione per proporre il ‘Premio Colsalvatico’, giunto all’ottava edizione, con il tema ‘L’umorismo, un modo di guardare la realtà’.



Saltata la solita cadenza biennale negli anni pari per il terremoto del 24 agosto e, successivamente, del 26 e 30 ottobre, occorreva rivedere le ragioni di una proposta del genere in una realtà completamente nuova e drammatica, come ha spiegato il presidente del Circolo, Franco Maiolati:

Tullio_Colsalvatico“Mai abbiamo creduto all’umorismo come una forma di evasione dalla realtà, ma abbiamo sempre sottolineato che per noi l’umorismo non è derisione, quanto l’osservazione dei propri ed altrui limiti ed errori in cui si affaccia la carezza di una misericordia”.

Ponendosi la domanda se è lecito riproporre dopo il terremoto il premio il presidente si è dato questa risposta: “Il Papa, nel suo incontro con terremotati del dicembre scorso ricordava l’urgenza di ricostruire l’umano quindi la ripresa e la crescita dei rapporti tra persone. Allora, se l’umorismo nasce da come si guarda la realtà, vogliamo vedere se e come è possibile suscitare il sorriso guardando la realtà, non una realtà qualsiasi: proprio i paesi terremotati del nostro territorio. Ecco la sfida che lanciamo prima di tutto a noi stessi”.

Ed ha chiesto ai concorrenti della prossima edizione nuove modalità di partecipazione: “Chiediamo agli autori di confrontarsi ancora di più con questa provocazione, come abitanti o visitatori attenti del nostro territorio, sapendo derivare dall’incontro con persone, situazioni, paesaggi, strade,…  un sorriso che vorranno raccontare con parole scritte e immagini fissate.

In mente possiamo avere i grandi scrittori (Goethe, Stendhal,…) che hanno visitato il nostro Paese, lo hanno amato e ne hanno scritto; ma forse ancora di più il nostro Colsalvatico, che si muoveva sempre con i suoi  foglietti su cui appuntava ciò che diventava spunto di un racconto, di una poesia. Con un profondo attaccamento alla sua terra, come espresso nel suo scritto ‘Lo spirito della terra marchigiana’.

Non più lunghi racconti già pronti ed inviati: agli autori chiediamo di dedicare un paio di giorni per girare per le nostre strade e vie, fotografare (per fissare lo sguardo avuto) e raccontare, descrivere, con un brevissimo scritto,  riuscendo a restituire al lettore il sorriso che lo sguardo sulla realtà della nostra terra ha suscitato. Invitiamo i concorrenti non a ridere di noi, ma a sorridere con noi”.

Quindi in un weekend estivo, ancora da stabilire, i partecipanti dovranno scattare 5 foto con una breve didascalia (2000-3000 battute max): “In attesa di predisporre il bando definitivo, chiediamo a tutti di condividere con noi questa sfida, offrendo idee, suggerimenti, disponibilità, per costruire insieme questo nuovo Premio Colsalvatico”.

Simone Baroncia

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