Dopo la pausa natalizia al multiplex Giometti di Tolentino, in collaborazione con Unitre, riprende la rassegna cinematografica La decima musa, con l’introduzione alla visione filmica del prof. Cingolani, da giovedì 11 gennaio alle ore 21.15, con il film di Ziad Doueiri ‘L’insulto’, in concorso al Festival di Venezia 2017 vincendo la ‘Coppa Volpi’ per la miglior interpretazione maschile, che racconta la vita a Beirut.



Città precocemente cosmopolita e obiettivamente ricca (da anni è tornata a essere la piazza di riferimento di un Vicino Oriente sempre più rovente) la capitale libanese è una metropoli che, in realtà, fatica, non poco, a cambiare pelle: uscita devastata dalla guerra civile (1975-1990), è stata riedificata al centro, con un’impronta nettamente occidentale, mentre la periferia mantiene l’aspetto sconnesso e difficile di un tessuto che non riesce a nascondere le cicatrici.

Cicatrici ben evidenti anche nella vita della popolazione civile, nella distribuzione etnica dei quartieri, nella gestione della questione palestinese.

decima musaScritto dal regista con l’ex moglie e collaboratrice abituale, anche loro divisi dalla provenienza, il film è un ‘legal drama’ ben raccontato, con tanto di udienze che aprono scenari inattesi nel passato dei due sfidanti, e una sorprendente sfida in famiglia fra i rispettivi avvocati, ma diventa chiaramente un ritratto del Libano che non chiude con il proprio passato, non riuscendo a elaborarne le ferite.

Giovedì 18 gennaio la regista francese Blandine Lenoir racconta con il film ’50 primavere’ la storia di Aurore, una donna di 50 anni, che fa la cameriera ed è separata dal marito da cui ha avuto due figlie di cui una è incinta. Nel momento in cui perde il lavoro apprende anche di diventare nonna.

Questi due eventi la mandano in crisi: vede troppi anni dietro di sé. Casualmente però incontra un amore di gioventù e pensa di poter ricominciare. Il film è una commedia romantica che strappa più di una risata.



La rassegna si chiude giovedì 25 gennaio con il film ‘Morto Stalin se ne fa un altro’ del regista Armando Iannucci,che con fine ‘humor nero’ racconta la morte di Stalin, evocando la destalinizzazione e raccontando la feroce guerra di successione, fedele al precetto hitchcockiano che associa la riuscita di un film alla qualità del cattivo.

Nel film il regista rende tangibile l’irragionevolezza del regime, mettendo in schermo fantocci che imponevano sofferenza a tutti senza eccezione.

Simone Baroncia

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