A Tolentino la Comunità ‘Papa Giovanni XXIII’ ha deciso che il progetto della casa Famiglia ‘Nostra Signora della Pace’ deve avere la priorità con l’obiettivo di avviare quanto prima i lavori, come ha sottolineato il vicepresidente nazionale, Primo Lazzari:

“Da quando l’edificio che ospitava la Casa Famiglia ‘Nostra Signora della Pace’ è stato reso inagibile dal terremoto ci siamo concentrati su quella che fin dall’inizio si è presentata come una vera e propria emergenza. Abbiamo sentito il bisogno di mettere in campo tutte le forze disponibili perché questa famiglia potesse tornare ad esprimere a pieno la propria vocazione: accogliere chiunque abbia bisogno.



Dall’ottobre 2016, 5.417 persone, in maniera totalmente spontanea o rispondendo ai nostri appelli e richieste di sostegno, hanno creduto in questo progetto scegliendo di donare alla Comunità Papa Giovanni XXIII le risorse necessarie per la costruzione della nuova Casa Famiglia.

Abbiamo raccolto più di 6.127 donazioni, alcune delle quali molto generose, destinate a permettere a Valentino e Roberta di tornare ad essere famiglia per chi non ha nessuno e di farlo a Tolentino, dove la loro presenza è sempre stata riconosciuta importante da tutta la comunità locale.

E’ anche ai nostri sostenitori che va, in questo momento, il nostro pensiero: dopo mesi, ormai anni, in cui li abbiamo costantemente tenuti aggiornati sull’iter burocratico e sull’avanzamento dei lavori, vorremmo davvero poter dare la notizia del completamento del progetto a cui hanno voluto destinare le proprie risorse e i propri risparmi, invitandoli contestualmente all’inaugurazione della nuova Casa Famiglia”.

La Casa Famiglia ‘Nostra Signora della Pace’ era ospitata nei locali della parrocchia della Bura e poi era stata trasferita nella casa parrocchiale di sant’Andrea, fino al terremoto dell’ottobre 2016 quando per inagibilità dei locali è stata ospitata presso la ‘Domus San Giuliano’ a Macerata.

Dall’esigenza di avere una nuova sede, sempre a Tolentino, si è cominciato a lavorare per progettare una nuova sede dove accogliere in maniera funzionale e dignitosa gli ospiti di Roberta e Valentino.

casa famigliaPertanto è stato individuato un lotto di terreno, in contrada Pianibianchi, su un terreno che, con variante urbanistica, sarà destinato ad accogliere attività sociali. Sarà realizzato un edifico, prevalentemente ad un piano, con struttura in legno, per 340 mq con una spesa di circa € 750.000, capace di ospitare fino a 16 persone. Si conta di posare la prima pietra entro fine 2018 e di avere la nuova struttura pronta per il 2019.

Poi ha aggiunto che la casa famiglia, essendo luogo ospitale, è un luogo di speranza: “Questa casa famiglia è un luogo di speranza e fonte per tante vite rigenerate nell’accoglienza, nella condivisione diretta, nell’amore sponsale e filiale.

Come la fontana del villaggio, che dà acqua a tutti ma in particolare al viandante che deve ristorarsi, così la casa famiglia è il ‘focolare che non conosce assenze’, dove ogni piccolo è atteso come dono, soggetto attivo di storia e non oggetto di assistenza; perla che fa splendere la condivisione diretta e il volersi bene nell’amore di Gesù.

Don Oreste ci diceva che ‘le cose belle, prima si fanno e poi si pensano’. Così è stato per voi, Roberta e Valentino: siete giunti, nel 2004, dalla Bolivia in questa terra posseduti solo dalla forza rivoluzionaria dell’amore.

Con umiltà e tenerezza vi siete posti al servizio di questa comunità: avete aperto le porte della vostra casa a quanti sono nel bisogno, a chi cerca una sosta refrigerante nel suo camminare, a coloro che cercano una speranza che rinnovi la loro esistenza.  Se hai in tasca il profumo del muschio non hai bisogno di raccontarlo a tutti… la vita di Roberta e Valentino, la vita della casa famiglia parla… annuncia la tenerezza del Signore.



Sono stato alla chiesa di San Nicola… ho visto il Cappellone… la spiegazione dice che è la Bibbia raccontata alla povera gente… Oggi nel volto di queste persone si può leggere la storia di Dio nella storia degli uomini… Oggi il nostro grazie al Signore, ai donatori..  si rinnova e si fa maggiormente consapevole del dono che siete e che siete chiamati ad essere.

La vostra chiamata prosegue nel sogno di Dio che oggi si fa carne nel vostro si obbediente ad essere nella vita feriale il volto tenero, misericordioso, materno, accogliente del Padre; a mettere la vostra spalla sotto la croce di quanti sono ai margini perché ritenuti scarti; ad amare con la misura dell’amore  che non ha misura! Senza false modestie, questa festa vi doni e ci doni la consapevolezza del nostro essere dono alla Chiesa e all’umanità, attraverso questo piccolo carisma della condivisione diretta”.

Simone Baroncia

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