E’ stata ripresentata nei giorni scorsi la proposta di legge della Repubblica concernente la disciplina per l’apertura degli esercizi commerciali nei giorni festivi (primo firmatario il capogruppo in Consiglio regionale Luca Marconi).

Il provvedimento, in effetti, era stato già approvato dal Consiglio Regionale e da questo inviato alle Camere per i provvedimenti conseguenti. Lo scioglimento, però, del Parlamento ha azzerato la proposta della regione Marche e da qui la necessità di riproporlo considerandone ancora valide e opportune tutte le motivazioni.



L’obiettivo della legge è la modifica del Decreto Legge, fatto approvare dal Governo Monti nel 2011, che prevede la totale liberalizzazione delle aperture degli esercizi commerciali in qualsiasi giorno dell’anno e in qualsiasi orario.

“Questo si è dimostrato un inutile e disastroso sacrificio, dice Marconi, perché non ha prodotto nessun significativo aumento del volume delle vendite e non ha neanche un po’ drenato la diminuzione dei consumi in questo periodo di crisi.

E’ stato, invece, un disastroso sacrificio per i lavoratori dipendenti del commercio e le loro famiglie, ma anche per i piccoli esercenti. Infatti l’enorme concorrenza dei grandi centri commerciali ha provocato la chiusura di migliaia di piccoli esercizi di negozianti che comunque garantivano un servizio anche nei più piccoli centri.

eserciziOggi per comprare ci si deve spostare per decine di chilometri in milioni di consumatori con aumento dell’inquinamento e aumento di spesa per i consumatori stessi, che forse non tengono nel dovuto conto il fatto che lo sconto del supermercato non sempre compensa il prezzo pagato per il carburante.”

Per Marconi è grave anche la situazione delle famiglie dei lavoratori dipendenti del commercio “costretti a lavorare per molti giorni festivi, a volte per tutti i giorni festivi dell’anno.

Occorre frenare, dice ancora Marconi, la lobby della grande distribuzione e della concentrazione del commercio. Questa tendenza all’oligopolio commerciale va fermata immediatamente a beneficio della libera concorrenza e, quindi, dei consumatori, ma anche dei lavoratori interessati al giusto riposo settimanale, oltre al recupero della dignità sociale della domenica.

In assenza di questo, infatti, rischiano di morire tutte le iniziative di socializzazione extra-lavorative e si finisce per trasformare un popolo in una massa indistinta di soggetti che vivono per guadagnare e spendere.



Per queste laicissime ragioni, profondamente umane, continuerò a battermi in ogni sede perché si ritorni al vecchio regime di apertura dei negozi limitata a poche ed eccezionali domeniche dell’anno e, comunque, mai nei giorni di festa extra domenicali, e cioè Capodanno, Epifania, Pasqua, Lunedì dell’Angelo, Anniversario della Liberazione, Festa del Lavoro, Festa della Repubblica, Ferragosto, Tutti i Santi, Immacolata Concezione, Natale e Santo Stefano.”

Redazione – la Scansione.net

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