Lunedì 3 settembre il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Erika Stefani, ha esaminato alcune leggi delle Regioni e delle Province Autonome ed ha deliberato di impugnare la legge della Regione Marche n. 22 del 28/06/2018, recante “Modifica alla legge regionale 12 ottobre 2009, n. 24 ‘Disciplina regionale in materia di gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati’.



Alcune norme eccedono dalle competenze regionali e si pongono in contrasto con la competenza esclusiva statale in materia ambientale (art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione), cui fa capo la disciplina dei rifiuti, che, per costante giurisprudenza costituzionale, riserva allo Stato il potere di fissare livelli di tutela uniformi sull’intero territorio nazionale”.

In questo modo si potrebbe accendere una battaglia sull’ambiente marchigiano, dopochè nei giorni scorsi dall’assessore regionale all’Ambiente, Angelo Sciapichetti, e dal consigliere regionale, Sandro Bisonni, avevano ribadito la volontà di difendere e valorizzare la politica regionale delle Marche nella gestione dei rifiuti, che osteggia qualsiasi ipotesi di nuovi inceneritori nel territorio marchigiano.

Nell’incontro con la stampa l’assessore Sciapichetti aveva sottolineato che la legge regionale era stata approvata all’unanimità dal Consiglio regionale: “Secondo il dicastero, la legge evidenzia profili di incostituzionalità, ma come detto dal presidente Ceriscioli, noi non abbiamo nessuna intenzione di modificarla, perché quella legge si inserisce in un percorso chiaro e coerente che portiamo avanti da anni.

regione marcheSeguendo questa linea abbiamo da tempo impugnato al Tar Lazio il decreto del 2016 che prevedeva la realizzazione di un inceneritore nelle Marche. I nostri atti di programmazione non prevedono termovalorizzatori perché nocivi, perché non ne abbiamo bisogno e perché con i numeri presenti nelle Marche, qualsiasi impianto sarebbe antieconomico.

La nostra regione, con il 65,56% di raccolta differenziata, è tra le più virtuose in Italia. Vogliamo ancor più differenziata, non bruciare i rifiuti. Promuoviamo il riutilizzo dei prodotti tramite appositi centri del riuso, tra i primi nel Paese, abbiamo inoltre approvato norme per la tariffazione puntuale dei rifiuti, in modo che meno se ne producono meno tasse si pagano.

Insomma, un insieme di azioni e di sforzi che mirano a salvaguardare ambiente e salute dei cittadini, puntando alla gestione sostenibile del ciclo dei rifiuti. Per questo ribadiamo un no deciso a qualsiasi ipotesi di nuovi inceneritori nelle Marche e rivendichiamo le nostre prerogative nella gestione dei rifiuti nel nostro territorio. Sarebbe davvero singolare che un Governo composto da forze che si dicono contrarie agli inceneritori e a favore delle autonomie locali e dell’autodeterminazione, impugnasse la nostra legge”.

Il consigliere Bisonni, che era stato primo firmatario della norma contro la combustione dei rifiuti e del CSS e di quella sulla tariffazione puntuale, ha sottolineato che “con coerenza da tempo la Regione ha espresso la volontà di abbandonare la pratica dell’incenerimento sostituendo tale strategia con un insieme di azioni parallele, tutte finalizzate alla riduzione della quantità dei rifiuti e il riutilizzo dei materiali.

Bruciare rifiuti è una pratica inquinante, oltre che assurda sotto molteplici punti di vista. Le Marche hanno voltato pagina e si sono candidate ad essere la terra delle armonie e della sostenibilità ambientale, dove vivere in modo green permetterà a noi e alle nuove generazioni di guardare al futuro con maggiore speranza e ottimismo.



Sia chiaro che la Costituzione italiana non obbliga un governo ad impugnare una legge regionale così come sottolineato anche dai costituzionalisti di riferimento del Movimento 5 Stelle, dire pertanto che la nostra legge è incostituzionale perché la materia ambientale è di esclusiva competenza dello Stato, da un lato non tiene conto della giurisprudenza della Corte costituzionale, che sin dal 2002 afferma la possibilità da parte delle Regioni di migliorare gli standard di tutela, dall’altro rivela l’ipocrisia di un Governo a parole anti inceneritori e che nei fatti invece si aggrappa ad una  legge statale che gli inceneritori promuove”.

Simone Baroncia

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