Appuntamento domani 9 luglio alle 21,15 a Pollenza, il palco del teatro “Giuseppe Verdi” vedrà protagonista lo spettacolo Novecento di Alessandro Baricco portato in scena da Corrado D’Elia.



Attore, regista, drammaturgo, ma anche ideatore ed organizzatore di eventi e rassegne culturali, Corrado D’Elia si forma artisticamente presso la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi. Forte di numerosissime esperienze nel mondo teatrale, ha raccolto negli ultimi anni premi prestigiosi (Premio Franco Enriquez per il Teatro, Premio internazionale Luigi Pirandello, Premio della Critica Italiana come una delle figure più complete dell’attuale panorama teatrale italiano).

Arriva a Pollenza in occasione della XXVI Esposizione di Antiquariato, Restauro, Artigianato artistico e inserisce il suo spettacolo nell’ambito di Momenti Fermati, serie di iniziative dedicate all’artista Fabio Failla, che di Pollenza aveva fatto la sua patria elettiva. Una lettura teatrale di pensieri inediti e di riflessioni del pittore a cura di Chiara Salvucci precederà l’esibizione di Corrado D’Elia.

L’opera in scena è nota, Novecento ha saputo toccare il cuore del pubblico fin dalla sua prima uscita. Scritta dal miglior Baricco e diretta dallo stesso D’Elia nella doppia veste di regista e attore, l’opera viene proposta in questa versione con l’intensità poetica e la leggerezza di un sogno.

Incredibile, fantastica, quasi irreale è la vicenda di Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, il più grande pianista del mondo, nato su una nave e lì vissuto per tutta la vita, senza mai scendere. L’uomo che sapeva suonare una musica… indefinibile, soprattutto quando suonava in terza classe, per chi non se la poteva permettere.

La dimensione è quella del ricordo, denso, intenso, come accade con le grandi storie che parlano di un tempo andato e riempiono le ore lunghe, magari ascoltate dalla rauca voce di un marinaio in una bettola in un porto, tra incanto e incredulità, tra verità e allucinazione.



Il tempo della storia sono i meravigliosi Anni Venti, a cavallo tra le due guerre, l’età del jazz. Il luogo, è una nave, il Virginian, dal nome che rimanda lontano, che fa la spola dall’Europa alla sognata America e che racchiude in sé tutte le storie del mondo.

Per tutto questo Novecento non è un monologo, ma un incarnato di perfezione, una favola struggente e bellissima da raccontare con la stessa malinconica voluttà che lui usava quando accarezzava le curve di un ragtime.

Redazione – la Scansione.net

CONDIVIDI