Antonio (Ninni) Cassarà, Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta: un poliziotto e due carabinieri assassinati da Cosa Nostra, per cui sono stati insigniti di medaglia d’oro al valore civile; e Tolentino ha intitolato un viale e un largo in zona Pace a Tolentino, con una manifestazione svoltasi sabato 29 settembre.



Il vice questore Cassarà fu ucciso nel 1985 a Palermo da un commando di nove uomini, il maresciallo Trapassi e l’appuntato Bartolotta facevano parte della scorta del giudice Rocco Chinnici, tra gli ideatori del pool antimafia di Falcne e Borsellino: vennero fatti saltare in aria con una 127 imbottita di esplosivo nel 1983.

Alla cerimonia hanno partecipato Laura Iacovone, vedova del vicequestore Cassarà, Luca e Salvatore, figli del maresciallo Trapassi, Filomena e Francesco Tolomeo, figlia e nipote dell’appuntato Bartolotta. Un picchetto interforze ha reso gli onori al sottosegretario del ministero all’interno Stefano Candiani.

Presenti il sindaco Giuseppe Pezzanesi, il questore Antonio Pignataro, il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Michel Roberti, il vice questore Nicoletta Pascucci, il prefetto Iolanda Rolli, il comandante della Compagnia dei carabinieri di Tolentino tenente Antonio Masciarelli, il vescovo della diocesi di Macerata, mons. Nazzareno Marconi, il comandante provinciale della Guardia di finanza di Macerata Amedeo Gravina e il capitano della tenenza di Camerino Alessandro Tomei, il comandante provinciale dei vigili del fuoco Pierpaolo Patrizietti e il collega della Polstrada Massimo Laliscia, oltre alla polizia municipale.

trapassiIn tutti gli interventi è stato sottolineato il senso del dovere e l’amore per la patria dei tre eroi, fino allo scoprimento della targa a loro intitolata. La cerimonia, conclusasi con la partenza di un elicottero PS 56, è stata aperta dalle parole del sottosegretario del Ministero all’Interno, Stefano Candiani:

“Abbiamo il dovere di far capire ai giovani che il lavoro si trova nella legalità e che la mafia è parte attiva dove c’è disagio sociale. Dobbiamo dimostrare con forza e determinazione che tutti insieme siamo forti”.

Nel saluto alle autorità convenute il sindaco Giuseppe Pezzanesi ha ricordato il valore del sacrificio per combattere l’illegalità: “Quella di oggi è una cerimonia che deve essere succo e spinta quotidiana del nostro lavoro. Con i bambini delle scuole abbiamo visto immagini di una barbarie senza precedenti.

La mafia sembra più fiacca ma non è mai scomparsa da questo Paese ma anzi è disseminata sul territorio in zone in cui non erano presenti. Affinché il sacrificio di uomini come quelli che ricordiamo oggi non sia vano dobbiamo vegliare sulla democrazia e la libertà conquistata con le guerre.

Senza coraggio non si va da nessuna parte senza coraggio non si sconfigge la mafia. Dobbiamo tutti impegnarci, in un Paese che si tuo considerare civile, a sradicare questa piaga che è camuffata in tutti i livelli della nostra società”.

Mentre il colonnello Roberti ha fatto una riflessione sul significato della giornata: “Questa nobile iniziativa vuole affermare un principio culturale, un forte senso civico. Questi spazi potranno diventare il posto in cui idealmente, ogni anno, ricordare le vittime della mafia, il loro sacrificio che ha contribuito all’affermazione dei valori fondanti di una comunità sana, quello della libertà, democrazia, giustizia e legalità.

Oggi ci ricordiamo anche che nulla di tutto ciò può essere dato per scontato. Dobbiamo conservarli quotidianamente e gelosamente e col trasferimento di azioni esemplari ai nostri giovani che rappresentano il futuro.

Le targhe che oggi scopriamo parleranno ogni giorno, parleranno del loro modello di vita, del loro esempio. Ai giovani dico: sono questi i modelli che vi rendono uomini e donne migliori”.

Infine il questore di Macerata Antonio Pignataro ha ricordato con commozione quei terribili anni ed ha ringraziato il sindaco Pezzanesi per aver accolto l’idea di intitolare le nuove vie alle vittime della mafia:

“La nostra società non dovrebbe aver bisogno di eroi se ognuno facesse il proprio dovere. Il loro esempio deve seguire per indirizzare la nostra missione istituzionale improntata a spirito di servizio e senso di responsabilità.

Il vice questore Cassarà ha rappresentato per me una stella cometa che mi ha guidato, ancora giovanissimo, mi ha fatto crescere professionalmente, mi ha insegnato l’importanza di svolgere il nostro lavoro e rappresentare lo Stato con disciplina e onore.



Sono morti consapevoli che il loro lavoro sarebbe stato un esempio e che avrebbe contribuito a dare convinzione che la giustizia non sia un’illusione ma una realtà. Quando un uomo muore, muore un mondo intero fatto di esperienze, sogni, speranze, gioie, amori e progetti futuri”.

Simone Baroncia

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