La rassegna cinematografica “La Decima Musa” riprende con successo dopo la pausa natalizia al Multiplex Giometti di Tolentino, in collaborazione con Unitre e con l’introduzione alla visione filmica del prof. Cingolani.



Archiviato il bel film di Ziad Doueiri “L’insulto”, che ha raccontato la vita a Beirut vincendo la “Coppa Volpi” per la miglior interpretazione maschile e in concorso al Festival di Venezia 2017, giovedì 18 gennaio alle ore 21.15 la regista francese Blandine Lenoir racconta con il film “50 primavere” una “commedia della vita”: è la storia di Aurore, una donna di 50 anni che fa la cameriera ed è separata dal marito da cui ha avuto due figlie.

Nel momento in cui perde il lavoro, Aurore apprende anche di diventare nonna. Questi due eventi la mandano in crisi: vede troppi anni dietro di sé. Casualmente però incontra un amore di gioventù e pensa di poter ricominciare. Il film è una commedia romantica che strappa più di una risata.

la decimaSecondo il critico Giancarlo Zappoli: “Si può però anche fare un film e riuscire a dire, anche divertendo, molte cose in materia trasmettendo sensazioni che la parola scritta forse non riuscirebbe a rendere appieno. La commedia francese come genere rappresenta il terreno ideale su cui compiere un simile esercizio.

Ci vuole però una regista che non è ancora arrivata alle cinque decadi di vita ma che conosce bene le donne e un’attrice che dia corpo a tutti quei rivolgimenti che la medicina riassume nel periodo della menopausa (con le sue vampate di calore).

Blandine Lenoir l’ha trovata in Agnès Jaoui che sa leggere nei più piccoli dettagli le sfumature di un personaggio che passa dall’accensione vitale al pianto e che si ritrova a confrontarsi con quello che avrebbe potuto essere e non è stato.

Il riascoltare una canzone di ‘Hair’ pensando a quando le proprie figlie erano piccole e spensierate mentre ora sono giovani donne con problemi più o meno grandi può provocare nostalgia.

Ma Jaoui non è attrice che accetti personaggi rassegnati a qualcosa (nello specifico allo scorrere del tempo). Lo spettatore ne segue le incertezze, i mutamenti d’umore ma in cuor suo sa che Aurore cercherà una via d’uscita”.



La rassegna si chiude giovedì 25 gennaio con il film “Morto Stalin se ne fa un altro” del regista Armando Iannucci, che con fine “humor nero” racconta la morte di Stalin, evocando la destalinizzazione e raccontando la feroce guerra di successione, fedele al precetto hitchcockiano che associa la riuscita di un film alla qualità del cattivo.

Nel film il regista rende tangibile l’irragionevolezza del regime, mettendo in schermo fantocci che imponevano sofferenza a tutti senza eccezione.

Simone Baroncia

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