Abbiamo incontrato The White Earthquake, un duo alternative rock di Civitanova Marche (MC) costituito da Roberto Stortoni, chitarra e voce, e Paola Emiliozzi, batteria, che prende le mosse dal culto dei White Stripes da parte di entrambi i componenti e dalla loro aspirazione di restituire attualità ai grandi successi del celebre duo garage-punk-blues-indie rock di Detroit, popolare soprattutto per il brano Seven Nation Army  e per l’immagine semplice ma molto curata costituita da tre colori, il nero, il rosso e il bianco, definita da Jack  “la scatola in cui vivere, meglio avere solo tre colori e creare qualcosa di significativo per sè stessi”.



Quando nasce l’idea di formare una tribute band dei White Stripes e come mai questo nome?

Roberto: ci conoscemmo nel corso di una riunione di vittime del sisma dell’ agosto 2016, responsabile della devastazione anche delle nostre abitazioni, e discutendo di musica riscontrammo la comune passione per i suoni roots-rock/punk tipici di Jack e Meg; l’episodio del terremoto nella sua drammaticità ha comunque determinato che avvenisse il nostro fortunato incontro e ha sancito l’inizio e il nome del nostro progetto musicale.

E riguardo le vostre influenze e generi di musica ascoltati?

Roberto: la mia formazione è principalmente ispirata al rhythm & blues, alla black music, al beat e alla cultura mod degli anni sessanta-settanta; d’altra parte anche Jack White è notoriamente un appassionato di musica blues e folk ed il progetto The White Stripes è stato concepito proprio orientandosi sul folk interpretato con una spontanea indole punk-rock.

Paola: mi ha sempre appassionato il genere heavy metal pur essendo cresciuta ascoltando soul e fusion; apprezzo molto anche la musica anni quaranta-cinquanta tipo il boogie nonchè il funky, il grunge e tutto ciò che attiene alla scena alternative-indie rock.

Quali sono le vostre esperienze ed il vostro equipment?

Abbiamo studiato musica entrambi e siamo anche compositori.

Roberto: il mio esordio più importante fu con The Gang, gruppo della provincia di Ancona, per poi continuare con diversi gruppi marchigiani quali Sottozero, Storteaux e i Biodegradabili, Storteaux e i Fratelli Gemelli e varie altre collaborazioni; sono un polistrumentista e cantante ed utilizzo strumentazione valvolare e vintage, nella fattispecie chitarre Fender Stratocaster e Danelectro modello DC 56 U2.

Paola: oltre che con Roberto attualmente collaboro con un cantautore pop-rock nel progetto inediti 2-GET-THERE; pur apprezzando e suonando anche batterie Tama attualmente mi avvalgo di Sonor Drums jazz kit, dal suono molto consistente e nel contempo definito e piatti Paiste e Sabian.

La vostra immagine negli spettacoli richiama quella di Jack e Meg?

Paola: indubbiamente sì, traiamo rigorosamente ispirazione dal look del gruppo originario specialmente nei colori che lo contraddistinguono, il nero, il rosso e il bianco, con delle piccole varianti personalizzate; persino alcuni elementi della strumentazione sono rossi ad esempio la mia batteria e dei pedali per chitarra, ad esempio il Whammy, utilizzati da Roberto per riprodurre i suoni di Jack White (Roberto ride da matti).

Un po’ come Jack e Meg che nella loro carriera artistica hanno concepito l’idea della “piccola scatola” che rappresenta il loro mondo e la cui limitatezza di confini definisce la loro identità perché si sono posti delle norme (ad esempio non utilizzare il basso né altri musicisti), anche noi ci siamo dati delle regole per cui potremmo apparire oltremisura pignoli e meticolosi nello stile così come nei suoni avendo l’ambizione di riprodurre pressochè fedelmente gli originali.

E quanto contano le vostre personalità nella collaborazione artistica?

Roberto: sono sostanziali per il buon andamento della cooperazione; ammiro la caparbietà di Paola e la sua forza caratteriale, è affidabilissima e per me è un piacere collaborare con una persona seria e leale come Paola, meritevole della mia stima;  vorrei evidenziare che alle capacità come musicista antepongo le caratteristiche personali, anche se Paola picchia duro sulla batteria!

Paola: Roberto è una persona magnifica, dal carattere aperto e socievole ma nel contempo determinato, e lo ringrazio anche per aver favorito il superamento di una mia certa sorta di timidezza (che per alcuni versi mi accomuna a Meg, donna riservata ma incantevole proprio per la sua semplicità); a tacere della sua professionalità:  è competente e preparato, a tratti visionario, direi un musicista sciamanico. Le sue indiscutibili e fortuite affinità musicali con Jack White, inoltre, ci  hanno assolutamente agevolato e hanno avvantaggiato lo svolgimento del nostro lavoro. Sono d’accordo con Roberto riguardo l’imprescindibilità dei requisiti della persona e del rapporto di fiducia che deve stabilirsi quando si intraprende un percorso comune.



Quali sono i vostri progetti futuri?

Smetteremo di suonare al termine della ricostruzione post terremoto (Roberto ride… a long time)!

Ironia a parte, certamente è nostra intenzione continuare con i live nei locali come abbiamo già fatto lo scorso anno;  abbiamo in programma un video e la registrazione di un album contenente più di una ventina di brani dei White Stripes suonati da noi per ripercorrere i loro sei lavori in studio a partire dal  primo album omonimo del 1999, The White Stripes, fino ad Icky Thump del 2007, estratti quali Screwdriver, The Hardest Button To Button, Dead Leaves And The Dirty Ground, A Martyr For My Love For You, Death Letter, Black Math.

Perché ridurre Jack White al coro da stadio di Seven Nation Army è, a nostro avviso, un’esecrazione musicale alla luce della sua carriera cosparsa di genialità ed eclettismo e dei suoi quattordici album, tre da solista e undici con tre band diverse (sei con i White Stripes, due con i Raconteurs e tre con i Dead Weather dove suona la batteria).

Il nostro desiderio più alto è rendere giustizia a uno dei talenti più cristallini e creativi del panorama musicale, frontman dei White Stripes che, con il suo sodalizio con la batterista Meg White, ha portato alla ribalta del mondo la scena garage rock di Detroit.

Contatti band:

The White Earthquake – Paola e Roberto

Pagina Facebook:

https://www.facebook.com/thewhiteearthquake/

Redazione – la Scansione.net

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